Cultura della notte a Berlino

La capitale tedesca offre un’ampia varietà di locali per quanto riguarda la vita notturna, che soddisfa le aspettative dei “nottambuli” di tutto il mondo e di tutti i gusti. Tra discoteche, pub, lounge bar, chiunque desideri trascorrere qualche serata all’insegna del divertimento ha semplicemente l’imbarazzo della scelta. Come New York, Berlino è una città che non dorme mai.

Dare consigli sui locali berlinesi maggiormente in voga non è impresa semplice, dato che ogni mese aprono nuove attività sempre più alla moda. Di certo, due tra le più conosciute discoteche della città sono il Sage Club ed il KitKatClub, entrambe in Köpenicker Straße, nel quartiere di Mitte, che insieme con Prenzlauer Berg e Friedrichshain rappresentano le zone più frequentate dalla movida notturna sia locale sia internazionale.

Può anche essere piacevole trascorrere una serata in uno degli innumerevoli edifici industrali trasformati in locali notturni, come il  Pfefferberg, l’Arena, il Tacheles, o il Kulturbrauerei. Gran parte di essi erano utilizzati come vere e proprie industrie, di birra, di calce, e così via. Nel caso particolare del Tacheles, invece, si tratta di un palazzo in stile liberty occupato da diversi artisti nel 1990 in cui, oltre all’esposizione di numerose opere d’arte, è possibile usufruire dei diversi locali situati ad ogni piano dell’edificio.

Kreuzberg è un altro quartiere berlinese molto frequentato. Diviso in due parti, una occidentale (Kreuzberg 61) ed una orientale (Kreuzberg 36), il quartiere deve la sua notorietà soprattutto a quello che un tempo era chiamato il distretto postale SO 36, cioè  alla parte est. Quest’area, negli anni Settanta ed Ottanta, si trasformò nello storico centro alternativo caratterizzato da numerose case illegalmente occupate. Gran parte dei locali si trova nella Oranienstraße e nella Wiener Straße. Nella stessa zona, altro luogo ricco di svaghi notturni è l’area che circonda Schlesisches Tor, definita “Wrangelkiez”.

La leggendaria fama di cui gode la vita nottorna berlinese è quindi legata all’estrema varietà dei locali presenti. Anche in quelli più alternativi è possibile intravedere una certa eleganza, ovviamente accompagnata da una grande originalità e creatività. Musica techno, electro, house, ma anche pop-rock, anima le serate di tutti i disco-club berlinesi, in cui nascono continuamente nuovi trend musicali e che soddisfano pienamente le aspettative di tutti coloro che preferiscono la notte al giorno.

Scheunenviertel

Tradotto letteralmente “quartiere dei granai”, lo Scheunenviertel è dislocato al centro della città, nel distretto di Mitte ed è considerato uno dei quartieri più in voga della vita notturna berlinese.

Subito dopo la caduta del muro, nel 1989, le case del quartiere, tutte in stato di abbandono, sembravano non avere alcun proprietario ed in molte non vi era perfino la corrente elettrica.
Oggi l’aspetto esteriore del quartiere non è cambiato molto. Gli edifici mostrano i segni evidenti dei bombardamenti della guerra: le facciate sono tuttora solcate dai colpi di granate, di fucile, di cannone.

Chiunque si rechi nello Scheunenviertel respira ancora l’atmosfera della sua storia di ghetto ebreo e di zona povera, ma soprattutto del movimento giovanile che si venne a creare qui subito dopo la caduta del muro. Infatti, dopo il 1989, lo Scheunenviertel divenne meta di un notevole flusso migratorio, costituito per lo più da giovani artisti in erba provenienti non solo dalla Germania ma da tutto il mondo.

Le piccole industrie di un tempo si sono andate via via trasformando in veri e propri atelier di artisti o in gallerie d’arte. L’arte è dovunque in questo quartiere e un po’ tutte le attività della zona ruotano intorno a questo mondo. L’offerta artistica che rende il luogo così affascinante è davvero varia: si passa dalla pittura tradizionale alla fotografia, dalla scultura alle installazioni e alla pop art.

NelloScheunenviertel è inoltre possibile ammirare la Nuova Sinagoga, testimonianza dell’antica presenza di una numerosa comunità ebrea. Recentemente restaurata dopo la distruzione seguita alla Seconda Guerra Mondiale, essa è caratterizzata da una splendida cupola moresca. All’interno dell’edificio si può anche visitare una mostra che racconta le vicende storiche della sinagoga e dell’intero quartiere, e il Centrum Judaicum.
Nelle vicinanze della Nuova Sinagoga si trova la Missing House, un monumento ideato dall’artista francese Christian Boltanski nel 1990 che intende commemorare un’abitazione distrutta durante la guerra: i nomi degli inquilini ebrei che vi abitavano sono impressi su alcuni pannelli affissi sulle pareti degli edifici adiacenti.
Sempre nello Scheunenviertel si consiglia di percorrere Sophienstrasse, una delle strade più suggestive del Mitte, piena di negozi e gallerie d’arte.
Da non perdere la visita agli Hackeschen Höfe, anch’essi recentemente restaurati. Si tratta di otto cortili costruiti nei primi del Novecento, all’interno dei quali si affacciano edifici in stile Jugendstil e numerosi negozi, oltre a gallerie d’arte e club culturali. Tra questi ultimi si segnalano Kunstwerke Hof e Heckemann Hofe, mentre tra le gallerie d’avanguardia da non perdere è la Galerie Wohnmaschine.
Infine, sempre nel quartiere si trova il Tacheles, uno dei più famosi centri socio-culturali di Berlino, in cui vivono artisti che realizzano mostre e organizzano svariate attività culturali.

Reichstag

Il Reichstag fu eretto nella piazza allora chiamata Königplatz (oggi Platz der Republik) tra il 1884 e il 1894 da Paul Wallot, un architetto di Francoforte, per ospitare l’assemblea legislativa del Secondo Reich. Nel 1916 venne posta sul portale centrale, per ordine dell’imperatore Guglielmo II, la scritta “Dem Deutsche Volke” (“Al popolo tedesco”), realizzata da Peter Behrens.

Dopo l’incendio del 28 febbraio 1933, tutt’oggi ancora misterioso, e dopo i pesanti danni causati dall’Armata Rossa nell’aprile del 1945, il Reichstag è tornato ad essere la sede effettiva del Parlamento a partire dal 19 aprile 1999. La completa ristrutturazione venne progettata, con una notevole capacità di immedesimazione, dall’architetto britannico Sir Norman Forster. Il suo intento, ben riuscito, era quello di creare uno spazio adeguato che potesse accogliere sia i membri del Parlamento tedesco sia i visitatori.

Il Reichstag, simbolo della rinascita di Berlino, è sormontato dalla famosa cupola di vetro transitabile, dalla quale la luce, per mezzo di tecnologie a specchi, penetra fin nella sala plenaria. Detta anche “lanterna”, essa è in grado di riflettere e sfruttare al meglio la luce naturale. Durante la notte, la cupola riflette all’esterno la luce artificiale della sala plenaria: un modo affinché i berlinesi capiscano se il Parlamento è riunito. Inoltre, sul tetto sono posti dei pannelli solari che procurano l’energia necessaria per alimentare il sistema di ventilazione dell’aria.
Il progetto di Foster è nato, quindi, da un’accorta riflessione sui mutamenti sociali e politici della città, dando anche ampio spazio ad interessanti innovazioni tecnologiche.

Il Reichstag costituisce una delle mete più visitate ed apprezzate dai turisti. I visitatori hanno la possibilità di salire in cima all’edificio e soffermarsi nella terrazza panoramica, dalla quale si gode una spettacolare vista sul Tiergarten e sull’intera città. Da lì è anche possibile apprezzare più da vicino la cupola e il suo “light sculptor”, il tronco di cono che la attraversa e che impedisce l’ingresso del calore e della brillante luce solare.
Proprio per l’originalità della struttura, tutti i giorni migliaia di visitatori sono disposti ad attendere, più o meno pazientemente, in lunghissime code di ore ed ore. Infine, a chiunque sia in visita al Reichstag si consiglia di fare colazione nel giardino pensile del ristorante situato proprio sotto la cupola: un’esperienza nuova e, soprattutto, molto chic.

Kurfürstendamm

Il Kurfürstendamm, realizzato nel XVI secolo per volere del principe Joachim II, è uno dei viali più conosciuti ed apprezzati del centro di Berlino: si estende per 3,5 km e congiunge Breitscheidplatz, in cui si trova la famosa Chiesa Commemorativa (Gedächtniskirche), a Rathenauplatz.

La sua funzione originaria era quella di collegare le due residenze del principe elettore, cioè il castello cittadino e la dimora di caccia situata a Grunewald.
Nel 1870 l’architetto Johann Anton Wilhelm von Carstenn-Lichterfelde ebbe l’idea di trasformare il Kurfürstendamm in un ampio viale urbano. Nel 1880, su decisione di Bismarck, iniziarono i lavori di costruzione seguendo il modello dei parigini Champs Élysées.
Divenne quindi una strada urbana ed elegante dove oggi sia i berlinesi sia i turisti in visita hanno la possibilità di passeggiare piacevolmente, ammirando le splendide facciate degli edifici in stile Jugendstil, facendo acquisti presso gli svariati negozi di moda e gustando la cucina mondiale offerta dai numerosi ristoranti.

Durante la Seconda Guerra Mondiale il Kurfürstendamm (detto anche Ku’damm) fu seriamente danneggiato.
Nuovo lustro giunse con la costruzione del muro di Berlino: divenne infatti il centro principale della parte Ovest della città ed iniziò a svolgere la funzione di “vetrina” dell’ovest, rappresentando l’arteria vitale della parte occidentale della capitale tedesca.

A partire dal 1990, con la caduta del muro, il Kurfürstendamm ha attraversato un momento di forte crisi, dovendo fare i conti con il crescente successo del centro storico Mitte, ed in particolar modo di Friedrichstraße.
Tuttavia, la presenza di importanti firme del mondo della moda, di alberghi di lusso e di moderne strutture architettoniche hanno permesso all’illustre viale cittadino di preservare il suo antico ruolo di principale strada per gli acquisti e, quindi, di importante propulsore per l’economia berlinese.

Oggi, nel Ku’damm, si trovano le grandi case di moda e le gallerie di raffinati designer. Infine, punto d’attrazione al pari di una volta sono l’Hotel Kempinski ed il Caffè Kranzler: stessa ubicazione rispetto al passato ma con un nuovo look.

Jüdisches Museum

Nella Lindenstraße troviamo lo Jüdisches Museum, inaugurato nel 2001 e considerato una delle più prestigiose istituzioni dell’intero panorama museale europeo.
La spettacolare costruzione, ideata dall’architetto statunitense Daniel Libeskind, costituisce uno dei simboli più significativi di Berlino.
L’edificio rappresenta, infatti, per il suo particolare design, un tipico esempio di struttura “parlante”: gli spazi architettonici hanno la funzione di comunicare il programma espositivo del museo, cioè la storia degli ebrei a Berlino.

Lo stile “decostruttivo” che caratterizza il museo ha risultati fortemente simbolici, con la funzione di descrivere il dramma dell’Olocausto: l’architettura irregolare e tagliente suggerisce al visitatore un’idea di rottura, desolazione e assenza. Inoltre, l’aspetto irrazionale degli esterni è fortemente accentuato da una copertura metallica i cui toni grigi danno all’edificio un aspetto freddo e disumano.

All’interno del Museo Ebraico è allestita una collezione permanente, oltre a numerose mostre temporanee. L’esposizione della collezione permanente si svolge su una superficie di 3.000 mq e racconta due millenni di storia ebreo-tedesca.

Oltre a ciò il museo propone un vasto programma di manifestazioni culturali: conferenze, workshop, concerti e proiezioni cinematografiche, oltre a svariate attività mirate alla diffusione della cultura e della storia ebraica. All’interno del museo troviamo infatti il centro didattico “Rafael Roth Learning Center”, una biblioteca, ed il ristorante “Liebermanns” che propone specialità di cucina ebraica internazionale.

Per tutti coloro che desiderino visitare il museo, è possibile seguire tre percorsi architettonici (dell’Olocausto, dell’Esilio e della Storia dell’Ebraismo berlinese), tutti caratterizzati da gallerie, stanze di forme e misure diverse, e scenari sempre nuovi, a volte anche spettrali.

Il percorso dell’Olocausto si distingue per una strada senza uscita che guida il visitatore  verso la Torre dell’Olocausto, dove si trova una buia cella carceraria, alta circa 20 mt. Nella cella la luce penetra da una stretta apertura da cui non è possibile vedere l’esterno, proprio come accadeva all’interno dei campi di concentramento.

Il percorso dell’Esilio conduce all’esterno dove vi è un giardino circondato da un alto muro. Al suo interno, si trova poi, quasi interrato, un giardino costituito da 49 pilastri di cemento armato. Il visitatore proverà un certo disagio a causa del sentiero su cui  cammina che è inclinato di 6°: sarà colto da una sensazione di vertigine e di isolamento, che allude chiaramente allo stato d’animo degli esiliati in terra straniera.

Infine, il terzo percorso è rappresentato da un lungo corridoio collegato ad una scala, che a sua volta distribuisce i visitatori nelle sale espositive (su tre piani), in cui è illustrata la Storia dell’Ebraismo berlinese. È un sentiero in salita illuminato da vetrate sul tetto e laterali, in cui una struttura costituita da un intreccio di travi inclinate sembra incombere sui visitatori.

Porta di Brandeburgo (Brandenburger Tor)

La Porta di Brandeburgo è un simbolo nazionale e, senza dubbio, rappresenta la costruzione profana più significativa dello Stato: orna infatti il retro di tutte le monete tedesche. Non è quindi solo l’unica porta della città rimasta completamente intatta (ai tempi di Napoleone la città era circondata da 13 porte) ed è ben più di una semplice porta che orna la via delle meraviglie, Unter den Linden.
Carl G. Langhans costruì, sull’esempio dei Propilei dell’Acropoli ateniese, un insieme architettonico classicistico che venne terminato nel 1791. Sebbene la quadriga che corona il portale delle colonne doriche sia un errore stilistico inequivocabile, perché ispirata all’arte architettonica romana, la dea Vittoria, che conduce vittoriosamente dentro la città il carro da combattimento con i quattro cavalli, è famosa ed apprezzata in tutto il mondo.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, quello che un tempo rappresentava il centro della vita politica, culturale e sociale berlinese si era trasformato in un luogo desolato all’interno della città. A poco a poco vennero rimosse tutte le rovine, e solo del vecchio hotel Adlon e dell’Accademia delle Arti rimasero poche rovine degli edifici originali.

La Porta di Brandeburgo è stato teatro di numerosi eventi significativi della storia berlinese, e più in generale tedesca. Tra le sue colonne doriche hanno sfilato sia parate militari sia cortei di lavoratori. Il celebre monumento ha inoltre fatto da palcoscenico alle celebrazioni per la nascita del secondo Reich, così come all’insediamento di Hitler alla cancelleria. Ma ha anche avuto un ruolo da protagonista durante la Guerra Fredda. Infatti, nel periodo di divisione della città, la Porta si trovava subito dietro la linea di confine, nella parte sovietica della capitale tedesca. Pariser Platz era compresa nella striscia di confine ed era quindi  inaccessibile al pubblico.

Nell’inverno del 1989, le barriere non resistettero più alle pressioni della massa ed infine i passaggi di confine vennero aperti. Nella Pariser Platz fu quindi allestito un passaggio supplementare: l’accesso attraverso la Porta di Brandeburgo era di nuovo aperto.

I visitatori che passeggiano lungo Unter den Linden e si fermano nell’ampia piazza antistante la Porta saranno avvolti da un’atmosfera magica, colma di storia e di cambiamenti: l’atmosfera di un luogo testimone di numerosi ed importanti avvenimenti politici e sociali  che hanno contribuito a scrivere la storia di Berlino e di tutta la Germania.

Tiergarten

Oltre ad essere uno dei quartieri del distretto di Mitte, il Tiergarten (letteralmente “giardino degli animali”) è anche il più grande parco della capitale tedesca.

Originariamente area di caccia per i principi elettori prussiani, nel XVIII secolo, per volere dell’imperatore Federico II di Prussia, fu trasformato in parco pubblico. A partire dal XVII secolo iniziarono i primi lavori per la creazione dei viali interni, in seguito abbelliti seguendo lo stile dei giardini francesi. Nel 1818 fu avviata l’opera di restauro del parco, con l’intento di ricalcare lo stile inglese e, diversi anni più tardi, nel 1850, il giardino fu arricchito con numerose statue.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale ed i pesanti danni che ne conseguirono, il parco fu nuovamente restaurato e, a partire dal 1949, cominciarono i primi interventi sulla lussureggiante vegetazione. Esito di queste iniziative è, a distanza di anni, un’area verde di fervida bellezza.

Il Tiergarten si trova vicino al Reichtag ed al suo interno accoglie diverse ambasciate, il cosiddetto Quartiere Diplomatico, dove, per maestosità e bellezza, si devono menzionare le cinque ambasciate di Norvegia, Svezia, Danimarca, Finlandia e Islanda.

Al centro del parco si trova una grande rotonda chiamata Am Grossen Stern (Grande Stella), dove  si può ammirare la Siegessäule (Colonna della Vittoria), eretta in onore di Nike, la Dea della Vittoria. È possibile salire fin sulla cima della colonna (circa 285 gradini) e godere così di una magnifica vista della città.
Il Tiergarten rappresenta perfettamente l’attuale volto di Berlino. Esso mostra infatti le due diverse anime che caratterizzano la città: quella storica e quella contemporanea. Un esempio di questa ambivalenza è dato dalla presenza nel parco del Kulturforum, il nuovo centro culturale di Berlino che riunisce diversi musei ed istituzioni di grande interesse culturale, come il Kunstgewerbemuseum (Museo delle arti applicate), la Kupferstichkabinett (Galleria di incisioni), la Gemäldegalerie (Galleria della pittura), la Kunstbibliothek (Biblioteca d’arte), ed infine la Philarmonie (Filarmonica).
Una meta da non perdere all’interno del Tiergarten è il Café am Neuen See, un locale in riva ad un piccolo lago. In inverno, quando il lago è ghiacciato, si gode di un suggestivo paesaggio nordico, mentre in estate è possibile rilassarsi nel Biergarten all’aperto. Infine, si consiglia di visitare anche la splendida isola Rousseau con il suo giardino inglese, in cui si trova una graziosa caffetteria.

East Side Gallery

La East Side Gallery può essere considerata la più grande galleria d’arte “open air” del mondo. Si tratta del più lungo tratto (circa 1,3 km) del muro di Berlino, o almeno di quella parte rimasta in posizione originale. Essa costituisce, grazie ai suoi graffiti ad opera di numerosi artisti provenienti da tutto il mondo, un vero e proprio simbolo di libertà e di pace.
E’ infatti interamente dipinta con murales realizzati da diversi artisti subito dopo la caduta del muro. Tutte le immagini che lo “tappezzano” riguardano il tema della pace o comunque della caduta del muro subito dopo la fine della “guerra fredda”.
La Galleria si trova nel quartiere di Friedrichshain, sulla Mühlenstrasse e vicino al fiume Sprea, ed in particolare fra la stazione Ostbahnhof e quella di Warschauer Strasse.
E’ anche possibile entrare nella “striscia” che separa i due muri (in cui quello che sporgeva verso ovest sopravvive in sporadici tratti). Qui si può notare l’imponente Oberbaumbrücke, il ponte che tra il 1961 e il 1989 rappresentava un “passaggio di confine” ed era percorso solo da pedoni.
La East Side Gallery è costituita da centosei murales, tutti dipinti sulla parte orientale del muro di Berlino. Fra i graffiti presenti, i più conosciuti sono quelli del bacio fra Erich Honecker ed Est Leonid  Brežnev ad opera di Kani Alavi (il murales è stato recentemente cancellato dalle autorità tedesche), e quello della Trabant che squarcia il muro, realizzato da diversi artisti tedeschi.
Chris Mac Lean è l’artista scozzese che ha creato il primo murales e, successivamente, numerosissimi sono stati i contributi che hanno reso il muro così conosciuto per gli svariati colori e le diversissime immagini che lo caratterizzano.
A chiunque si rechi a Berlino si consiglia quindi di percorrere la Mühlenstrasse e di soffermarsi ad ammirare queste pareti meravigliosamente “affrescate”, non solo per  il loro valore artistico ma soprattutto per il significato che si cela dietro ad ognuno di questi murales: un inno alla libertà da ogni tipo di totalitarismo, alla pace che dall’ormai lontano 1989 ha abbattuto i confini che separavano l’Est dall’Ovest.

Schloss Charlottenburg

Completato nel 1699, il Castello di Charlottenburg, splendido esempio di stile barocco, fungeva originariamente da dimora estiva della moglie di Federico I di Prussia, la regina Sophie Charlotte.
Dopo la morte della regina, avvenuta nel 1705, l’edificio continuò ad appartenere alla famiglia degli Hohenzollern ma rimase chiuso finché non ascese al trono Federico II di Prussia. Il suo arrivo al Castello coincise con il periodo di maggiore prestigio della nobile residenza, nella quale venivano organizzate le feste più alla moda della città.
Tra il 1709 e il 1712 Schloss Charlottenburg subì svariati cambiamenti. Ad esso venne infatti aggiunta l’Orangerie, che originariamente era utilizzata per la conservazione di piante rare ed in seguito divenne palcoscenico di sfarzose feste già a partire dagli anni di massimo splendore degli Hohenzollern.

Sempre in quegli anni, oltre all’Orangerie, furono aggiunte le caratteristiche torrette ed il lussureggiante giardino in stile inglese, che si trova alle spalle dell’edificio centrale. All’interno del vasto parco fu anche edificato un Mausoleo dedicato a Luisa di Prussia, moglie di Federico Guglielmo III, ed un Pavillon che rievoca lo stile delle ville napoleoniche.

Dopo una lunga ed ardua ricostruzione, necessaria per sanare i pesanti danni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale, il Castello di Charlottenburg ha nuovamente raggiunto una fase di grande splendore.
Degni di nota sono gli sfarzosi saloni dedicati alle feste e gli appartamenti in stile barocco in cui risiedeva la famiglia reale nel pianoterra dell’edificio, dove è anche possibile ammirare la Cappella e la Galleria degli Antenati.

Ciò che rende la visita del Castello ancora più interessante è la possibilità di entrare nelle stanze private della coppia reale, Sophie Charlotte e Federico I, che costituiscono un tipico esempio di stile rococò.
È inoltre possibile ammirare la splendida Goldene Galerie, che permette ai visitatori di viaggiare con la fantasia e di immaginare come fossero le feste organizzate un tempo nel palazzo.
Da qualche anno esiste anche un altro modo per apprezzare la magia che avvolge questo splendido posto e i suoi giardini: le serate musicali che hanno luogo nella serra. Si tratta di serate organizzate che prevedono cena e concerto. In occasioni speciali, poi, è possibile anche  partecipare ad una visita guidata e ad una romantica cena all’interno del castello.

Pergamon Museum

Vicino al Duomo (Unter den Linden), sull’isola dei musei, scorgiamo l’imponente Pergamonmuseum, che rappresenta una meta obbligatoria per chiunque si rechi in visita nella capitale tedesca. Anche coloro che non sono particolarmente appassionati di arte o di archeologia rimarranno estasiati dalle maestose opere ospitate all’interno del museo.
Costruito in stile dorico tra il 1909 e il 1930 da Ludwig Hoffmann ed Alfred Messel per custodire le opere di origine greca e romana provenienti dalle numerose campagne di scavo in Grecia e Turchia, il museo rimase parzialmente danneggiato durante la seconda guerra mondiale e ritornò ad essere interamente aperto al pubblico solo nel 1958.
Il nome della costruzione deriva dalla città greca di Pergamo dalla quale proviene la maggior parte delle opere esibite. Le collezioni si suddividono in tre diverse sezioni tematiche e cronologiche: l’Antikensammlung, il Vorderasiatisches Museum ed il Museum für Islamische Kunst. Tutte hanno il pregio di mostrare le opere d’arte nella loro dimensione naturale con l’aggiunta di templi o di porte, anch’essi a grandezza naturale.
La sezione dedicata alla collezione di arte antica (Antikensammlung), costituita dalle opere appartenenti ai principi elettori del Brandeburgo, è stata inaugurata nel 1830 ed oggi trova spazio sia all’interno del Pergamonmuseum sia nell’Altes Museum. Le opere di  maggior pregio della collezione sono l’altare di Pergamo e la Porta romana dell’Agorà di Mileto. In particolare, l’altare di Pergamo costituisce una delle più eccezionali opere d’arte in Europa: il monumentale fregio (unica parte originale dell’altare), costruito tra il 180 e il 160 a.C. e lungo 25 metri, si trova nell’atrio d’ingresso. Esso raffigura la lotta degli dei contro i Giganti, mentre nella corte interna dell’altare sono presenti alcune parti di un fregio che ritrae Telefo, uno dei figli di Ercole.
Il museo dell’Asia Anteriore (Vorderasiatisches Museum) contiene reperti archeologici dell’epoca di assiri, sumeri e babilonesi: da menzionare sono la porta di Ishtar (Babilonia) e gli splendidi fregi sulle pareti della Strada delle processioni: un’opera grandiosa del IV secolo a.C., con decorazioni smaltate su uno sfondo di ceramica turchese. Lungo i  30 m della Strada delle processioni sono anche state riprodotte due file di leoni (sui 250 originari), che simboleggiano la dea Ishtar.
Le collezioni del museo dell’arte islamica (Museum für Islamische Kunst), infine, espongono opere d’arte che provengono dal mondo islamico e risalgono ai secoli compresi tra l’VIII e il XIX. Da non perdere la maestosa facciata di Mshatta, in origine appartenente ad un palazzo dislocato a sud dell’attuale Amman in Giordania.